LA NOSTRA ACQUA

C’è la stagione referendaria in corso, ci sono ovunque battaglie territoriali sull’acqua e sui beni comuni (a cominciare da grandi città come Napoli e Roma), c’è la voglia di mantenere un punto di vista critico nei movimenti. In questo saggio Paolo Cacciari prova a rispondere a una domanda che tanti e tante si pongono da mesi: come mai un movimento così vasto e persino suggellato da una (rarissima) vittoria a un referendum popolare, come quello sull’acqua, non avrebbe dato tutti i risultati attesi? La vendetta dei poteri messi in discussione con quel referendum, la scarsa capacità di intrecciare lotte e crisi diverse, ma anche la concezione prevalentemente statocentrica del potere che costringe spesso i mov imenti dentro schemi d’azione tradizionali… In realtà il movimento dell’acqua, aldilà di inevitabili limiti e fallimenti, in questi anni ha reso visibile l’inizio di una stagione fragile quanto potenzialmente straordinaria: ora si tratta di moltiplicare e inventare i laboratori di autogoverno dei beni comuni, le comunità territoriali possono scegliere. I beni comuni restano prima di tutto un sistema di pensiero, la formazione di communitas


PAOLO CACCIARI

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