Nell’epoca del catrame donate a Di Maio un bicchiere d’acqua lucano

NOSCORIE TRISAIA

Se incontrate Di Maio a Potenza durante la sua campagna elettorale, donategli un bicchiere di acqua, quale miglior dono di questa terra. La Basilicata non è l’Ilva e non è il bancomat di nessuno, dove nessun contratto può mettere a rischio l’enorme patrimonio idrico della regione. Soprattutto quando anche la Basilicata agricola e agroalimentare fa parte di un risultato importante a livello nazionale di PIL e occupati come certificato da ISMEA. Il comparto agricolo e agroalimentare italiano nel 2017 hanno avuto un export di circa 41 miliardi, con un bacino di occupati di circa 1,3 milioni. Altro che sblocca Italia che prevedeva di raddoppiare le estrazioni in terra e mare con una previsione di 1,5 miliardi di euro di incassi per lo stato (senza calcolare i costi sanitari e ambientali che simile scelta avrebbe comportato) . Donate a Di Maio un bicchiere d’acqua magari emunta dalle sorgenti di Civita e dei monti della Val d’Agri che alimentano anche la Campania. A Civita Di Maio potrà dire no a nuovi pozzi petroliferi sulle principali sorgenti dell’Agri e al rinnovo della concessione Val d’Agri che scade nel 2019. E’ importante donare ora un bicchiere d’acqua perché non sappiamo se nel 2050 quando Di Maio vorrà uscire dal fossile, ne troverà uno, visto che anche la Santa Sede ha detto che nel 2030 si dimezzeranno le riserve potabili mondiali. A Civita in Val d’Agri troverà anche uno tra i più antichi insediamenti del mondo, in un luogo dove si domina la val d’Agri. Se l’uomo scelse quel luogo per iniziare la propria storia, un motivo ci sarà pure stato, soprattutto quando l’acqua fa viaggiare le economie di 4 regioni in tema di agricoltura, allevamento, potabile e industria. Quell’acqua produce PIL e fa lavorare migliaia e migliaia di persone, molti più dell’Ilva e del petrolio . Eppure sono passati circa 3000 anni. Come se l’età dell’acqua rispetto a quello della pietra ,dell’acciaio o del catrame non abbia mai avuto fine. Anche l’acciaio di Taranto è ancora prodotto con le acque lucane. La natura non ha mai chiesto l’immunità penale eppure crea migliaia di posti di lavoro con la sua acqua, senza aspettare le multinazionali. La Val d’Agri nell’epoca del catrame non ha più occupati rispetto al passato, ma ha perso quelli che aveva con l’economia dell’acqua, migliaia di aziende agricole hanno chiuso secondo l’Istat in 10 anni. Nell’epoca del catrame offrire un bicchiere d’acqua ha ancora un valore .

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